Dante D’Alessio, giudice monocratico del Tar Sardegna ha respinto il ricorso della Regione contro l’ordinanza del Ministero della Salute del 22 gennaio scorso che inseriva l’isola tra le aree arancioni.
Il presidente Solinas fin da subito aveva auspicato una immediata rettifica da parte del ministro Speranza forte del fatto che proprio in quei giorni (immediatamente successivi al periodo di rilevazione) si stava inaugurando un nuovo reparto di terapia intensiva con 30 posti letto a Sassari per far fronte alle nuove necessità. Un cambio di colore ingiusto e immotivato, un vero paradosso, lo definì, minacciando di tutelare ‘in altre sedi’ le ragioni dell’Isola.
Per il tribunale amministrativo però non vi è stata nessuna valutazione discrezionale ed immotivata alla base dell’assegnazione del colore, quanto l’applicazione dei numerosi criteri scelti per monitorare l’andamento dell’epidemia. Questi riguardano diversi ambiti e vanno dalla capacità di raccolta dati delle singole regioni di testare i casi sospetti alla possibilità di garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena nonché la tenuta dei servizi sanitari.
E come se non bastasse, nella sentenza odierna si legge che ‘nel periodo di rilevazione, erano risultati peggiorati quattro indicatori importanti’ atti a determinare il rischio di contagiosità: la percentuale di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, l’incidenza dei casi attivi ogni 100.000 abitanti, l’andamento dei focolai e la completezza e la velocità di trasmissione dei dati.
Da qui la conseguente permanenza nell’isola in zona arancione sino a nuova rilevazione. E il perdurare delle norme restrittive anti-covid, con bar e ristoranti chiusi, consentiti solo l’asporto e la consegna a domicilio. Divieto di spostamento tra Comuni, eccezion fatta per quelli con meno di 5mila abitanti e comunque nel raggio di 30 chilometri e non verso i capoluoghi di provincia.
Chiara Farigu
*Immagine tratta dal web
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